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I primi approcci con il mondo dell’arte derivano da un bisogno di sopravvivere in un mondo dove la vita ogni giorno era una scommessa. Nel 1954, per tragica combinazione della sorte, mi trovavo arruolato in Algeria nelle file dei disperati della Legione straniera francese. Per evitare di lottare contro un popolo che anelava alla libertà e combatteva contro un nemico da cui era umiliato e sfruttato, riuscii ad impormi come pittore tra gli ufficiali che subito apprezzarono i miei lavori. Così conobbi un tenente colonnello, appassionato d’arte, che per lunghi periodi mi sospendeva dalle missioni di guerra per tenermi occupato con la pittura. I soggetti richiesti erano paesaggi dai tramonti struggenti, oasi, carovane di cammellieri, cavalli in corsa nell’ardente sabbia sahariana, accampamenti di Beduini, angoli caratteristici di città come Algeri, Orano, Costantina, Sidi-bel-Abbès. Ero costretto a lavorare senza posa, il colonnello sapeva vendere e organizzava mostre nelle gallerie più importanti della costa. Non percepivo compensi di nessun tipo, ma stavo lontano dalla guerriglia, ciò mi ripagava. Tornato in Italia, per molti anni ho dimenticato la pittura per poi riprenderla dopo sposato raccogliendo riconoscimenti e premi che mi hanno portato notorietà e tranquillità economica. Il mio nome è stato inserito in cataloghi come Bolaffi, Comanducci, Maestri del colore. Sono diventato membro dell’Accademia Tiberina di Roma e del Centre International d’Art Contemporain di Paris. Ho partecipato a collettive in città italiane ed estere, ho tenuto mostre personali a Pisa, Firenze, Pontedera, Lido di Camaiore, Vicopisano, Fiuggi, Bologna, Torino, Bari, Ferrara, Roma, Zurigo, Parigi. Della mia pittura si sono interessati molti critici tra cui Tralli dott. Franco dell’Università inglese North West London University, curatore dell’enciclopedia mondiale degli artisti contemporanei; Salvatore Amodei, critico d’arte e saggista, direttore della rivista culturale “L’Era”; Dino Carlesi, critico d’arte e scrittore; Luigi Servolini, incisore e grafico di fama mondiale; Iolanda Pietrobelli, critico e giornalista; Arnoldo Carpita, giornalista; Giuseppe Pelloni , critico d’arte, giornalista. Ho
ottenuto recensioni e citazioni su vari quotidiani e riviste: La Nazione, Il
Telegrafo - Il Tirreno, L’Era, L’Avanti, L’Unità, Testimone, Gazzetta Ciociara, Il Messaggero, ACI informazione, Le Revue Moderne, ecc. Sono stato
insignito a Firenze dal Console degli Stati Uniti d’America
Wibbur Ira Wright
del Leone d’Oro. Le mie opere figurano in collezioni pubbliche e private. Premi
ricevuti: -1974
Primo premio nazionale di pittura – grafica e poesia “Pietro Mascagni” città di Livorno,
presidente Giovanni March . -1978 Primo premio Castello d’oro Vecchiano.
Primo premio“La Stradina città di Cascina”.
Primo premio alla biennale di pittura “Giacomo Puccini”.
Primo premio “Leone d’oro” Firenze. -1984 Primo premio nazionale “ I Maestri del colore Grandi artisti dal 1947 al 1987”
Per
motivi di lavoro nel 1980 ho sospeso la pittura; ora, anno 2003, raggiunta la
pensione intendo riappropriarmi della mia passione con la speranza di non avere altre
interruzioni e di essere gradito agli estimatori d’arte. Sono passati molti anni
dall’ultima opera tolta dal cavalletto, con il quale ho passato tanto tempo,
silente compagno di molte notti, sostegno della mia fantasia mai soddisfatta in
cerca di un equilibrio nell’arcobaleno della tavolozza. Dialogo con il cavalletto Oggi ci
ritroviamo, senza riconoscerci: io canuto e stanco, tu scurito e polveroso,
adornato da fili argentei tessuti intorno alla tua croce, come a proteggere e
conservare la nostra storia nel tempo. Caro amico, paziente e silenzioso, stendo
il braccio perché la mia antica mano possa spogliarti della corazza luminosa che
cangia di mille colori al piccolo raggio di sole che scende dall’abbaino della
nostra amata soffitta, ho da confidarti i miei ultimi sogni. Confortami e
concedimi la tua pazienza. Poi ti lascerò per ritrovare la madre terra. “Particolare” di una recensione
in occasione della personale alla
galleria Parioni di Firenze. Un ruolo
inconfondibile quello di Freggia dentro il pianeta
dell’arte dove egli porta un bagaglio personale di sensazioni e di
emozioni con un linguaggio universale del pittore autentico. Tratto, fine e
aristocratico, Freggia è personalità polivalente e
inconfondibile: mari e boschi, fiumi e prati hanno nei paesaggi dell’artista,
straripanti di brio e di luce, colori che a volte non esistono in natura, in essi esplode la straordinaria fantasia del sognatore che ama
librarsi nel suo Eden dove trova amore sconfinato, dove si appaga trasferendo le
sensazioni sulla tela. Si può dire che il fantastico si
intreccia inscindibilmente con la più autentica realtà quotidiana.
Luigi Servolini
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